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. . " Lo Schloezer è convinto che "...Stravinskij non ha
fiducia che in sé stesso e nella sua tecnica prodigiosa" il che
coincide col pensiero di Roland Manuel: "L'opera di Stravinskij
dimostra una esemplare sottomissione alle esigenze della sua condizione di
artigiano". Ciaikovski-artigiano è un paradosso, nel caso di
Stravinskij non è facile leggere fra le righe. Artigiano? Uomo di
mestiere? perché non chiamarsi semplicemente musicista?
Alfred Cortot non può immaginarlo se non con "...la blouse du
praticien seduto al pianoforte, giudice e parte lesa, inventore e
critico, geniale e industrioso, computando i parossismi, dosando i volumi
e i contrasti, maestro degli eccessi come delle restrizioni". " . . .
Gian Francesco Malipiero, "Igor Stravinskij"i. Studio Tesi, Pordenone,
1982.
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