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Schoenberg e la sensibilità tonale

Viene eseguito, in marzo, nel corso della Stagione Sinfonica pubblica dell'Orchestra della Rai di Torino, il Concerto per pianoforte e orchestra op.42  di Arnold Schoenberg.
Un  lavoro capitale della musica novecentesca

di ANDREA VERRENGIA 

    Sono note le circostanze drammatiche che, di fatto, costrinsero Schoenberg a rifugiarsi in America, lasciando la prestigiosa posizione ufficiale di professore di composizione presso l’Accademia delle Arti di Berlino, conferitagli come successore di Ferruccio Busoni nel 1925, durante la Repubblica di Weimar.

        Nel dicembre del 1942, al momento della composizione del Concerto per pf., erano trascorsi ormai poco più di nove anni da quel suo tragico arrivo in America  per la prima volta, a 59 anni compiuti, profugo, fuggito dalle persecuzioni naziste che a quel tempo si erano malauguratamente istituzionalizzate in Germania : da quell’ottobre del 1933 sino alla sua morte, sopravvenuta in California a quasi 77 anni, Schoenberg restò sempre in America e non mise più piede in Europa.

       Qui, nella libera America pullulante dei più illustri maitres à pensée europei, a loro volta profughi, Schoenberg, nell’arco di circa diciotto anni, lavorò con grande generosità – e non solo sul piano artistico -, dando vita ad una produzione musicale (non meno di 16 composizioni) che può essere considerata nel suo insieme, nata all’insegna di una straordinaria coscienza espressiva.

        Tralasciando l’aspetto che tale produzione musicale rappresenta sul piano del rapporto musica-testo, peraltro importantissimo, sottolineo, invece, che il Concerto per Pf., opera eminentemente strumentale, sembra portare a compimento quella fase compositiva di Schoenberg in cui egli traspose i modelli seriali del sistema dodecafonico sul piano della “sensibilità tonale”.

     Schoenberg sperimentò questa idea in diverse composizioni di questo periodo, precedenti il Concerto per Pf., e non solo strumentali : nell’op.36, 37, 39 e 41.

      Procedimenti compositivi quali la segmentazione e l’occultamento della serie – implicazioni tecnico-costruttive destinate, peraltro, a culminare nel concetto di “costellazione” seriale nel successivo, splendido String Trio op.45 – nel Concerto per pf. sono operati a favore di una sonorità d’insieme “atmosfericamente” tonale.

      Formalmente il Concerto è concepito in un solo movimento, ovviamente, articolato al suo interno :questa tipologia del movimento unitario che congloba in sé un’articolazione musicale più o meno complessa e differenziata, è assolutamente ricorrente nell’opera schoenberghiana.

      E’ d’uopo considerare il Concerto diviso, grosso modo, in quattro tempi susseguentesi senza soluzione di continuità e, a questo proposito, sembra che Schoenberg abbia addirittura collegato a ciascuno dei tempi una frase di un proprio enunciato poetico, nel modo seguente : I – Andante: La vita era così facile…;  II – Molto Allegro: ma improvvisamente esplose l’odio…; III – Adagio: ne risultò una grave situazione…; IV Giocoso: …ma la vita continua.

      Il fascino di tali implicazioni linguistico-psicologiche è, come sempre in musica, indubbio, come del resto è indubbio che l’autore di un enunciato poetico così ontologicamente vero, sia Schoenberg.   Il fatto è, però, che queste suddivisioni – per lo più riferite agli stilemi classici della forma-sonata -, in genere, non rappresentano mai abbastanza la realtà dell’articolazione musicale con cui 
Schoenberg anima la sua musica : la quale sembra caratterizzata, invece, da una mobilissima variabilità ritmico-espressiva, da continui passaggi in rapporto, per così dire, di contrasto-conseguenza  fra loro, che dividono il tempo unitario della composizione nel senso di una quanto più possibile cangiante e polidimensionale  “prodigalità” espressiva.

      Nell’opera strumentale di questo periodo la generosità espressiva di Schoenberg è indissolubilmente legata alla straordinaria evoluzione cui egli sottopose l’assunto dodecafonico.

      Questa  evoluzione culmina, come abbiamo rilevato, nel Trio per Archi op.45, con cui si apre l’ultima sua fase durante la quale egli scrisse più intimamente e introspettivamente di prima : “composizioni più astratte, permeate da quel particolare clima sonoro frammentario” (oggi diremmo “virtuale”) “così tipico degli ultimi suoi lavori. ”.    

Con il  Concerto per pf. non siamo ancora in questo humus sonoro rarefatto, e, al contrario, esso si svolge secondo una “modalità compositiva straordinariamente fluida”, come oculatamente osserva Adorno; questa caratteristica peculiare del Concerto  lo colloca, per così dire, ad un estremo limite, oltre il quale si trova quell’essenziale e lucida sensibilità compositiva che contraddistinguerà tutta la produzione musicale dell’ultimo periodo.

     E’ ancora l’opera strumentale, questa volta considerata nel suo complesso, ad evidenziare, di fatto, la grandissima ed amorevole considerazione che Schoenberg  ha sempre avuto per il linguaggio musicale in sé e, ad ulteriore dimostrazione di ciò, valga il seguente, divertentissimo, aneddoto, accaduto proprio in America : quando il ligio emissario dell’ hollywoodiano ed autoritario produttore della MGM,  Mr. Thalberg,  cercò di persuadere in tutti i modi il Maestro a scrivere la musica per un certo film, arrivando persino a descrivergliene una scena nei seguenti termini :
”Pensi a questo! : Una terrificante tempesta è cominciata; il campo di grano è spazzato dal vento; la terra comincia a tremare. In pieno terremoto Oo-Lan dà alla luce un bambino! Quale opportunità per la musica!”; Schoenberg fece una lunga pausa, poi disse dolcemente : “ Ma con così tante cose che cominciano, per quale ragione necessita la musica?”.

     Il ventesimo concerto della stagione sinfonica dell’ Orchestra della Rai di Torino (la cui direzione artistica è stata recentemente affidata a Sergio Sablich), è previsto all’Auditorium della Rai di Torino nei giorni 11 e 12 marzo.  L’esecuzione del Concerto per pf. Op.42 di Arnold Schoenberg è affidata all’interpretazione della pianista Marl Kodama  e alla direzione di Bernhard Klee. Se ne segnala la diretta radiofonica su Radiouno.

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