In questa intervista Ada Gentile parla del suo lavoro artistico con appassionata
competenza, facendoci partecipi di come,
con opportuno mélange di rigore
strutturale e arbitrio trasgressivo, ricerchi e, spesso, consegua i risultati
musicali che le interessano: “miniaturizzazione”
del suono, “tempo proiettato” contrapposto
a “tempo limitato”, carattere “intimo”
delle sue composizioni.
A questi
presupposti tecnici ed espressivi J.J. Nattiez, parlando di una composizione di
Ada Gentile, aggiunge, inserendoli, a
mio avviso, con lungimirante intuizione musicologica, gli elementi psichici del pudore e della timidezza.
E’
probabile che quest’ultimi interessantissimi elementi, chiamando in causa così,
oserei dire, brutalmente aspetti personali, sin dentro il carattere della
compositrice, sottintendano, più in generale, che in musica l’esigenza di
manifestare la verità del proprio essere - anche in tutta la sua contraddittorietà e frammentarietà ma, necessariamente, in modo
integrale, senza maschere - sia ineludibile.
Che
spazio occupa la ricerca nel tuo fare musica?
Alla luce della tua seguente affermazione: “ ... va recuperato il
significato primo della ricerca artistica... Essa
parte da un’idea infinita che si limita nella forma e che affronta sempre
contenuti che sono enigmi, perché sono oltre la coscienza del suo tempo...”
sembra che essa occupi un posto importante.
Credo che un
artista, nel fare il proprio lavoro, non
possa assolutamente eludere la necessità della ricerca. D’altra
parte credo, anche, che essa sia un’esigenza vitale, propria alla natura
dell’essere umano che è in continua ricerca ed evoluzione.
Naturalmente anche
la stasi è importante e necessaria, ma non
deve predominare, come, del resto, la ricerca
non deve dilatare oltre certi limiti: è un sottile equilibrio, difficile da
raggiungere perché enigmatico. Ora
l’enigma si può intendere come qualcosa che non ha soluzione o meglio:
io lo intendo come qualcosa che non può risolversi: una lotta irrisolta,
perenne, che, per così dire, annulla la nozione di tempo limitato ed apre la strada, invece, a una
concezione di tempo proiettato che rende ancora più inevitabile quel sentimento
sospensivo che ci stimola a ricercare incessantemente.
Quindi per me la ricerca va al di là dello stesso specifico musicale:
bisogna scoprire le cose giorno per giorno,
incessantemente, dalle cose più banali a quelle più complesse, musicali
o extramusicali elle siano: mi è necessaria anche la ricerca sull’elemento banale, dal
momento che la conduco cercando di scoprirne le segrete e inaspettate
potenzialità. Penso che un
artista che non si scopra giorno per giorno, minuto per minuto, sia votato alla fine, perché ciò che conta non è il comporre una
sequenza musicale in se stessa, ma i significati che quella stessa sequenza
esprime collegandosi alla complessa poliedricità della conoscenza e al senso
stesso della vita.
Jean
Jaques Nattiez parla, a proposito di una tua composizione (
“In un silenzio ordinato” del
1985), di estetica del “bisbiglio”, della “discrezione”
e del “pudore”, ipotizzando che alla base di questa estetica possa
esserci, preminente, una tua caratteristica psìcologico-caratteriale: la “timidezza”. Condividi questa ipotesi analitica?
Io credo che un artista quando scrive, quando recita, metta a nudo la sua personalità: voglio dire che un
compositore è ciò che scrive, un attore
è ciò che recita. Parlo
della personalità di un artista che cerca di venir fuori.
Ad esempio io per comporre la mia musica scelgo di usare delle sonorità
molto discrete perché sento l’esigenza di rifiutare l’aggressività che permea
questo nostro rumoroso mondo contemporaneo. Dunque ho bisogno di
rifugiarmi in un ambito
creativo molto intimo e devo confessare, confermando in parte ciò che
Nattiez dice in proposito, che quelle esplosioni sonore che di tanto in
tanto lacerano il corso di una qualche mia composizione, non
fanno mai parte della struttura formale del pezzo.
E cosa sono allora? eventi unici “alla Buñuel”? momenti di “hazard”?
Credo che, a
livello inconscio, corrispondano alla necessità di liberarmi trasgredendo: amo
molto la trasgressione e la uso
moltissimo proprio perché non trasgredisco frequentemente.
Sei “rigorosamente” trasgressiva?
Credo di sì.
E sono convinta che l’aspetto trasgressivo sia significativamente
rappresentativo di quell’ambito nascosto della personalità umana che ciascuno
non vuole o non riesce a mettere a nudo.
Nonostante
la tua trasgressività, anche se rigorosa, è opinione diffusa riscontrare nella
tua musica certe caratteristiche formali ricorrenti come “raffinatezza”,
“eleganza”, “pulizia”: non credi che ciò potrebbe favorire
un’interpretazione musicale meramente estetizzante, edonistica?
Innanzitutto,
alle caratteristiche formali che hai elencato, aggiungerci, ponendola
senz’altro al primo posto, la coerenza: la coerenza è fondamentale in
un’opera musicale ed io nelle mie composizioni la perseguo coscientemente sin
dall’inizio: la mia opera è volutamente coerente: non disconosco il mio primo
lavoro per orchestra, che è del 1978, perché vi ritrovo le radici del mio
prossimo lavoro ancora da scrivere: è questa continuità, questa
consequenzialità, che soddisfa una delle mie esigenze primarie in musica: la
coerenza. L’attenzione alla forma
poi è sicuramente dovuta all’amore che ho sempre nutrito per i classici: li
ho studiati moltissimo cercando di assimilare nel migliore dei modi le ragioni
profonde di quell’operare compositivo, ma credo che incida anche l’interesse
appassionato che ho sempre avuto per le piccole forme: io amo moltissimo la
piccola forma e credo di amarla così profondamente perché amo Schumann.
Facciamo
un passo indietro. La tua attività
compositiva inizia pressappoco alla fine degli anni 70: cioè nel momento in cui
già era avvenuto quel superamento dell’avanguardismo musicale più o meno
legato alle tecniche di
derivazione seriale. Cosa hai preso
e cosa hai lasciato di quelle concezioni musicali seriali? e quali compositori
di quegli anni hanno avuto su di te un’influenza particolare?
In
effetti quegli anni videro il mondo musicale legato alla sperimentazione